I Messapi
la trozzella, tipico vaso messapicoI Messapi venivano, probabilmente, dall'Illiria, abitavano la penisola istriana e si trasferirono in Puglia intorno all'VIII secolo a.C. L'etnhos iapigio trae le sue origini dalla costa e tende poi a svilupparsi anche verso l'interno verso la metà dell'VIII secolo a.C.. Erodoto, però, nelle sue "Storie" racconta che una spedizione di Cretesi, provenienti dalla Sicilia dopo una sfortunata campagna militare, fu sospinta da una tempesta verso le coste messapiche. Là si scontrarono con la popolazione autoctona che non riuscirono a conquistare ma con la quale si fusero.

Origini del nome
   Gli abitanti del Salento ebbero varie denominazioni: MESSAPI, CALABRI e IAPIGI nome "Messapia" deriva da un'ottica marinara di probabile matrice greca e porta il significato di "coloro che abitano in mezzo alle acque". Molti autori antichi, però, tendono a far risalire questo nome ad un re o ad un condottiero chiamato Messapo di controverse origini, ora Cretesi, ora Illiriche. Strabone, invece, ricollega questo nome ad un monte della Beozia, chiamato Messapio.
   I Tarantini, da sempre in contrasto con quelle genti, le chiamavano "Calabri" nome che, con ogni probabilità, deriva dal verbo "rolabrizein" che significa "disprezzare", usato nei confronti dell'elemento indigeno. Questo è, fra l'altro, il nome più usato per riferirsi ai Salentini fino a che non passò ad indicare gli abitanti dall'odierna Calabria. Il nome "Iapigi" era invece un nome che indicò, nel tempo, varie popolazioni dell'odierna Puglia e che deriva, secondo Antioco (V secolo a.C.) da un condottiero cretese Iapige, che guidò alcuni suoi cittadini verso il Salento.
   Con prudenza deve essere valutata l'ipotesi glottologica del Mayer che connette all'analoga forma presente in Illiria, il nome dei Messapi italici, sebbene le indagini glottologiche, archeologiche e storiche abbiano, come già detto, provato la possibile provenienza di queste genti dall'Illiria.

L'economia
   I Messapi fondarono varie città che possono essere suddivise in due gruppi: città con economia agricolo-pastorale (Rudiae Cavallino, Ceglie e Vaste) e città con un'economia mercantile. L'economia messapica, quindi, era assai differenziata, un'economia non solo di produzione, ma anche di mercato. L'agricoltura si basava sulla coltivazione dell'ulivo (di natura, secondo gli antichi, molto vicina all'ulivo selvatico) e del grano.
   Praticavano anche la coltivazione di peri, ortaggi e legumi; particolarmente florida la viticoltura. Altra voce molto importante dell'economia messapica era la pastorizia e l'allevamento di bovini, equini, suini, ovini ed anche cani ritenuti di ottima razza, come testimonia Varrone in un passo del suo 'Res Rusticae". Orazio, invece, fa riferimento all'apicoltura molto praticata nella Messapia settentrionale ("Carmina", 11116, vv. 33-37).
   L'artigianato si basava soprattutto su prodotti di ceramica, terracotta e bronzo, fra cui gli specchi prodotti nelle zone prossime a Brindisi. Caratteristica della produzione messapica era il vaso detto "trozzella" così chiamato per le decorazioni sulle anse a forma di rotella. La differenza fra le produzioni autoctone o elleniche, è data soprattutto dal fatto che gli artigiani messapici non usarono il tornio se non molti secoli dopo i Greci.
   Anche la pesca era molto importante (saraghi, apricolee molti altri), insieme all'allevamento dei crostacei, praticato sulla costa adriatica (ostriche) e di mitili sulla costa ionica. I traffici commerciali si dividevano in due tipologie: interni e marittimi.
   Il traffico interno si svolgeva via terra; fra città e città, oppure dall'interno verso porti e sfruttava gli asini o i cavalli. Vaste e Muro Leccese potevano rappresentare i punti di riferimento, all'interno, Otranto l'approdo sul mare.
   Le navi trasportavano prodotti dell'agricoltura (soprattutto grano verso la Grecia) e prodotti dell'artigianato. I manufatti sono classificati dagli archeologi come appartenenti allo stile "geometrico" salentino che si sviluppa in due fasi (rispettivamente il medio e tardo geometrico) e cioè nella prima e seconda metà del secolo VIII a.C. con prolungamenti fino ai primi decenni del secolo VI come è testimoniato dal materiale frammentario proveniente dagli scavi di Otranto con la presenza del motivo dei "raggi albanesi" derivato dai vasi "devolliani" in territorio albanese, ma ritrovati anche ad Otranto.
 

Politica e società
   Le fonti storiche non ci hanno tramandato molto riguardo alla politica dei Messapi. Sappiamo della presenza di un "basileus", sul modello greco. La società risulta varia, composta da pastori e allevatori, agricoltori e pescatori, artigiani e commercianti. E' documentata anche la presenza di una classe sacerdotale le cui caratteristiche non sono puntualmente descritte, anche se sappiamo che le offerte ai santuari dovevano essere particolarmente lucrose.
   L'acquisizione di tratti distintivi greci nell'emergente aristocrazia messapica è confermata nel ritrovamento, presso Cavallino, di una stele su cui è riprodotto un carro da combattimento che testimonia l'addomesticamento e l'utilizzo del cavallo, animale simbolo dell'aristocrazia greca.

Arte e cultura
   I Messapi non furono mai sottomessi ai Greci eppure subirono un progressivo processo di ellenizzazione in molti settori della loro vita. Adottarono una scrittura basata sull'alfabeto greco, usarono tombe a cumulo con dipinti e corredi e mutarono alcune tecniche di costruzione greche. Ma, nonostante ciò, l'antica arte delle ceramiche denota, insieme ad alcune trovate riguardo all'architettura urbana, un'invidiabile creatività propria della civiltà messapica.
   La lingua messapica proveniva, secondo l'ipotesi più accreditata, da un ceppo illirico che, per la sua trascrizione, utilizzò, come si è già detto, l'alfabeto greco privo della lettera "u". Dei Messapi ci sono rinvenute alcune iscrizioni di grande importanza che sono tuttora all'attenzione degli studiosi che non sono ancora riusciti decifrare. Un esempio è dato dall'iscrizione rinvenuta nella Grotta Poesia lungo la costa, presso la rotta fra Brindisi e Roca Vecchia.
   L'erudizione dei Messapi nei campi scientifici non è documentata ma le lezioni di urbanistica e tecniche di costruzione, frutto anche dei contatti con la Grecia, sono intuibili con facilità, grazie ai vari ritrovamenti. Sono attestate anche non meglio descritte attività giuridiche. Riguardo alle abitudini quotidiane, sappiamo da una rappresentazione in pietra scoperta a Gnathia, che nella cena messapica (che costituiva un pranzo completo) gli uomini mangiavano distesi, le donne e i bambini seduti ad un basso tavolo, uso che risulta simile più alle consuetudini etrusche che a quelle greche (in Grecia uomini e donne non mangiavano mai insieme). Anche da ciò ci si può rendere conto dell'importanza del ruolo della donna rispetto al mondo greco e romano.

Culto e religione
   Nelle Messapia, il culto più radicato fu quello legato alla fertilità e ai cicli agrari, provato da depositi votivi nei santuari situati fra lo spazio urbano e la campagna dove sono stati trovati semi di frumento, fave carbonizzate e ossa bruciate di piccoli maiali. A Vaste sono stati rinvenuti due luoghi di culto: uno di origine arcaica e l'altro di matrice ellenica. Demetra era una delle divinità più onorate, raffigurata in terrecotte che la rappresentano come "megalartos" (dai grandi pani). Le divinità femminili erano prevalenti, ma non mancavano quella maschili come Zeus (affine a quello greco) e Taothor Aras (corrispondente al nume tutelare romano).

I centri abitati
   L'evoluzione dell'architettura urbana e domestica messapica rivelano il superamento di una struttura tribale della società che si organizza in una superficie di almeno 30 ettari, presupponendo uno sfruttamento esteso ai territori circostanti e, forse, una suddivisione in lotti della campagna. Durante la prima età del ferro, gli insediamenti messapici sono sparsi e costituiti da capanne che occupano una superficie di pochi ettari, circondati da muretti di pietra a secco.
   Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., il grande incremento demografico è attestato dall'infittirsi degli abitati a villaggio sia nel litorale sia nell'entroterra della penisola Salentina (Vaste, Muro Leccese, Cavallino). In questa mutata realtà, Otranto diventa il centro di smistamento delle merci, dalla costa verso l'interno. Fra i più importanti centri messapici ci sono: Vaste, Otranto, Ugento, Roca Vecchia, Cavallino, Rudiae, Ceglie, Alezio, Giurdignano, Giuggianello. A quanto pare, le abitazioni si eressero in maniera disordinata, alternandosi a superfici destinate a pascoli per il bestiame o a necropoli. Con il passare del tempo, le abitazioni divennero a più ambienti e cominciarono a raggrupparsi intorno a un cortile. Le fondazioni erano costituite da blocchi squadrati. Negli abitati messapici il centro della vita pubblica, economica e sociale era la piazza dove si svolgeva il mercato; intorno al centro sorgevano officine e laboratori di artigiani. Le strade, sin dal VI secolo, sembra fossero anche pavimentate e a volte vi erano persino i marciapiedi. La sequenza quasi ininterrotta di eventi bellici fra il IV e il III secolo a.C. costrinse i Messapi a dotare le loro città di fortificazioni, come presso Vaste ed Otranto, dove le mura erano caratterizzate da un fossato contro terra.