Dolmen e Menhir nel Salento
uno dei megaliti salentini   Quando si parla di dolmen e menhir la mente corre veloce a leggende, storie e racconti che ci giungono da regioni ancestrali. Un viaggio tra i Megaliti è anche un visitare i luoghi dell'anima, in cui il tempo si dilata e ci pone di fronte alle nostre origini, in un dialogo diretto con l'inconscio. Il fascino che contraddistingue questi monumenti, prodotti da uomini che sopravvivevano tra mille difficoltà, è dato anche dal fatto che essi rappresentano un primo, tangibile, segno artistico-architettonico di una concezione metafisica della realtà.
   La cura posta nell'esecuzione di queste opere, prodotte da comunità di poche centinaia di uomini, è eccezionale. Esse rappresentano il simbolo stesso della loro esistenza. Un'antichissima leggenda babilonese narra che un tempo, gli uomini, comunicavano con Dio attraverso una fune calata dal cielo; un giorno da questa arrivò in dono una pietra, gli uomini, sdegnati, la rifiutarono; il giorno successivo fu loro donata una banana, che mangiarono contenti. Dio li ammonì: avreste potuto prendere la pietra ed allora la vostra vita sarebbe stata eterna come quella delle rocce, ma avete scelto la banana ed allora vivrete per poco tempo, come essa. Gli uomini sostituirono al corpo i megaliti, testimoni eterni della loro esistenza ed ebbero così sia la pietra, sia la banana.
   Simboli, glosse della psiche profonda, queste leggende aprono alla comprensione del fenomeno megalitico. Accanto ad esse le scoperte dell'archeo-astronomia: allineamenti con percorsi solstiziali od equinoziali, riferimenti a pianeti, astri, costellazioni; un capitolo importante che ci rivela sempre nuovi elementi.
   L'archeologia ci indica paletti e scenari della loro storia, epoca, costruzione, ma ben poco della loro funzione, del loro significato, che solo gli ultimi studi dell'antropologia e della storia delle religioni ci hanno, in parte, rivelato.
   A tutto ciò occorre aggiungere lo stato di assoluto abbandono cui sono stati relegati questi monumenti in Puglia, ma l'inversione di rotta degli ultimi anni, forse li salverà. I megaliti di Puglia sono una delle espressioni più interessanti d'Europa, eppure, a causa di un supponente spirito di superiorità, sono stati quasi nascosti (invece di ostentarli come è avvenuto in Francia ed in Inghilterra). L'oscuro retaggio di un illuminismo di ritorno dell'ottocento ci ha fatto perdere gran parte di questo preziosissimo patrimonio (ricordo un importante testo degli anni 30 che diceva: "…si potrebbe scrivere un lungo capitolo sui monumenti trogloditi di Puglia"). Il piccolo itinerario che propongo non rende certo conto della vastità e dell'importanza di questi monumenti, ma consente di scoprire alcuni insediamenti molto interessanti.
   La particolare posizione geografica del Salento, pone questa terra in un dialogo privilegiato col Mediterraneo; seguendo il 40° parallelo occorrono 75Km per l'Epiro, 110 per il Pollino, il viaggio attorno a questo filo immaginario ci porterebbe nella zona dei nuraghi sardi e, ad est, sul monte Olimpo; questo viaggio era il tema di una mostra fotografica sui megaliti di qualche anno fa ("Il triangolo di Badisco", Ing. G. Manna, Castello di Otranto - 1995). In quegli anni, nel verificare la corrispondenza tra i monumenti megalitici ed i percorsi del sole, compimmo un itinerario interessante: Storlacina (Otranto) è il luogo da cui si vedono la gran parte dei megaliti della zona intorno al capo d'Otranto, si comprende così che ciò che rimane è soltanto lo "scheletro" di un'originaria, complessa, struttura architettonica.
   Il giorno del 21 di Giugno, la notte di S. Giovanni, il sole sorge dalla specchia di Storlacina, illumina l'apertura del dolmen Stabile, sul lastrone superiore due segni incisi: l'uno è pienamente illuminato, l'altro produce un'ombra netta. Il menhir Vicinanze due è illuminato nella sua facciata più stretta; anche il dolmen Scusi è illuminato allo stesso modo. Il percorso del sole tra le sue pietre di sostegno crea continui giochi di luci ed ombre, avvolge tutta la campagna e gli olivi.
   Arriva il tramonto; al dolmen Stabile e i due segni sono illuminati al contrario, segnano un percorso, indicano una direzione, percorrendola si arriva al Letto della Vecchia: grossi blocchi di pietra, emergono dal terreno, sentinelle silenziose tra gli olivi. L'enorme giaciglio mostra due piccoli fori ed un masso vicino, un'ara sacrificale con canali di scolo, il piede di un gigante, il piede d'Ercole dicono le leggende. Il "Forficiddru" l'anello del fuso della Vecchia, il masso oscillante, una sorta di astronave tra gli olivi.
   Seguo ancora il sole, faccio in tempo a vedere un altro menhir, ai piedi delle grotte di S. Giovanni. Qui fino a vent'anni fa, la domenica delle palme, si deponevano rami d'olivo e palme, affinché i "sannah" (gli osanna) arrivassero direttamente in cielo. Salgo sulla collina della grotta di S. Giovanni, è da li che si vede il tramonto.
   Non è, adesso, molto difficile capire il senso dell'Axis Mundi, del menhir, pilastro che regge il cielo, e di tutti i "pilastri del cielo" che l'uomo ha costruito; tanti di questi monumenti sono stati cristianizzati, bastava incidervi sopra una croce o metterla affianco. A Muro Leccese, accanto al menhir sorge una chiesa, così a Palmariggi, a Giurdignano, il giardino megalitico d'Europa, dal basamento del menhir i monaci italo greci vi hanno ricavato una cripta, all'interno, un affresco raffigura S. Paolo e la tarantola, ad un culto ancestrale si è sovrapposto quello cristiano, a quello cristiano l'idea magico-religiosa del tarantismo; è un caso unico al mondo, un esempio chiarissimo dell'idea di sincretismo religioso che gli stessi monaci italo-greci insegnarono alla Puglia.